I governi non possono più assolvere quella che è la capacità individuale
della responsabilità, ed è giusto che sia così, non sono mai stati in
grado
di farlo, per lo più possono sistemare quelle che sono certe regole con
cui
le dinamiche collettive non impediscano la libertà individuale e la libera
responsabilità. Il fabbisogno di mantenere quelle che sono le possibilità
primarie della persona umana in un ambito sostanzialmente d'intelligenza
personale e conseguente partecipazione al bisogno individuale, ha generato
in quest'ultima fase tem****ale, una ricerca di quelle che sono le
prerogative economiche per lo scambio delle identità come non senso libero
dell'essere ma necessità strumentale del fabbisogno. Ciò implica com'è
evidente che le persone assolvano personalmente quelle che sono le
esigenze
dei limiti composti e rap****ti di economia dello stato. In definitiva uno
stato non può per regole economiche sostenere quelle che sono le esigenze
indiscriminate di chiunque nel mondo anche per certi suoi fabbisogni
elementari della vita. La politica come certo fare umano in questo periodo
ha determinato quelle che sono le sue incapacità a modificare i sistemi. I
governi gioco forza in quest'arretratezza economica non sono in grado di
garantire la libertà per tutte le priorità umane del mondo. Ciò è evidente
che è anche conseguenza di una dimensione della politica e della
prospettiva
delle persone, di non salvaguardare quelli che sono i valori della
libertà.
Non si sono affatto sostenute quelle che sono i rap****ti di coscienza tra
la
persona libera e i suoi valori, e questi come espressione di contenuto,
come
espressione stessa della sostanza e del metodo dei fattori di conoscenza
come di relazione, per privilegiare un rap****to di responsabilità
individuale in un ambito circuitale che ha favorito il rap****to tra il
potere e l'economia, come fattore di assolvimento dei motivi esclusivi
della
libertà. In tal modo si sono fossilizzati i motivi della responsabilità,
non
prospettive dinamiche, ma su atteggiamenti di controllo, che hanno diffuso
la cultura del possesso dell'identità a fini d'acquisizione per potere,
più
che di libertà e conoscenza. Non si può condannare la politica con le sue
espressioni umane di non essere in grado, risolvere il tal modo, i
problemi
economici, e in toto la responsabilità dei governi di trovare soluzioni
per
la libertà prima che conseguenze circuitale economiche, ma è palese di
questi ultimi la responsabilità strutturale di questa mancanza dinanzi
alle
possibili soluzioni sociali. Gioco forza pertanto la responsabilità
individuale ****ta la questione sull'assunzione delle conseguenze delle
carenze del senso economico, sistema politico, come atto partecipativo
della
responsabilità individuale della persona, la libertà è un atto individuale
che può farsi espressivo e liberamente partecipativo. Fin tanto che le
politiche dei governi nazionali e le conseguenze di ciò saranno
assecondate
dalle persone sullo stesso fare logico del rap****to d'identità economico
come arbitrio dei rap****ti di reciprocità, solo sul piano economico, anche
le stesse trasformazioni dell'economia dovranno sottostare a regole di
sussistenza del desiderio economico più che di libertà di conoscenza e
soluzioni. Il diritto all'identità è una responsabilità personale, che sul
fare storico della politica ****ta inevitabilmente a rendersi anche
responsabile dell'altro, ma se sul piano politico c'è uno scambio di
relazioni determinate dalle scelte dei governi, sul piano personale c'è
indubbiamente, un atto di libertà che da come priorità all'essere umano la
responsabilità individuale della persona. Che non può considerarsi solo in
rap****to economico con l'altro, ma come individuo che essendo libero ha in
sé la sua coscienza.
mercoledì 18 giugno 2008
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